Ovosonico pensa a un futuro in cui il videogioco sarà diffuso come cinema e musica

Massimo Guarini è il fondatore dello studio di sviluppo italiano Ovosonico e in passato è stato membro di Grasshopper Manufacture dove ha diretto Shadows of the Damned sotto la supervisione di Shinji Mikami (creatore di Resident Evil). Ovosonico sta ora collaborando con 505 Games per un nuovo videogioco, un “indie AAA”, ma Guarini pensa già al futuro del videogioco, a quando giocheremo in streaming con la facilità con cui guardiamo un film su Netflix.

Guarini ne parla in un’intervista a GamesIndustry.biz, intervista incentrata proprio sulla prossima opera dello studio e sulla sua ricerca di uno spazio tra il videogioco indipendente e il videogioco ad alto budget, spazio dove si è posizionato per esempio anche Hellblade Senua’s Sacrifice e dove da anni opera Paradox Interactive, tra i 5 e i 15 milioni di dollari.

Creare un videogioco in questa fascia di budget vuol dire concentrare tutte le proprie forze su un concetto/meccanica centrale, rifinendolo alla perfezione. Secondo Guarini solo rinunciando a tutto quello che è inutile un simile titolo potrà gareggiare ad armi pari con i veri AAA di grandi compagnie come Ubisoft, Activision o Electronic Arts, e la crescita attuale e futura dell’industria videoludica e del suo pubblico potrebbe garantire un pubblico sempre maggiore a esperienze incentrate sulla qualità e sui contenuti.

“Stiamo testimoni di un momento nell’industria videoludica dove il mercato cresce e diventa un po’ più orizzontale rispetto a prima. Ovviamente le barriere di ingresso dal punto di vista tecnologico sono ancora piuttosto alte: non è facile per chi non è un giocatore arrivare e comprare una console o installare Steam su un PC e verificare che il gioco funzioni. Ma ci arriveremo e dobbiamo essere pronti. Quando i giochi saranno [accessibili facilmente come lo è pigiare] il bottone di Netflix sul telecomando, quando sarà così facile, allora il contenuto diventerà un elemento importante nell’equazione. I giochi saranno onnipresenti come film e musica sono oggi. È solo questione di tempo e vogliamo esser pronti.

[…] La cosa più emozionante è poter portare il mio messaggio a chiunque nel mondo. Se registri un disco stai parlando a tutti, perché tutti ascoltano musica. Se giri un film stai probabilmente parlando a tutti nel mondo perché guardare un film è semplice e chiunque lo può vedere. Ma questo non succede con i videogiochi. Per i videogiochi… non è che tutti giochino a videogiochi. Stiamo lavorando per arrivarci ed è solo una questione di tempo.”

Il videogioco “bottone di Netflix” è il videogioco in streaming, il videogioco che gira non su un dispositivo appositamente acquistato dall’utente ma su macchine remote e che poi viene mandato attraverso internet (in streaming appunto) ovunque io voglia. Un videogioco ad alto budget, come Assassin’s Creed, potrebbe essere giocabile con un unico abbonamento mensile, che magari mi rende disponibile l’intera libreria Ubisoft, sulla mia televisione senza alcuna console, su PC e persino sul mio smartphone con un gamepad Bluetooth.

Lo streaming è l’obiettivo di compagnie come Electronic Arts, che ha parlato proprio di un futuro in cui il videogioco sarà onnipresente in ogni momento della vita, di Microsoft, che vuole lanciare un servizio di videogioco in streaming nei prossimi 2/3 anni, di Sony, che ha già un servizio di streaming chiamato PlayStation Now, e di Ubisoft, che si aspetta che la prossima sia l’ultima generazione di console.

Guarini pone però la questione in modo diverso: quando il videogioco sarà disponibile con la stessa facilità con cui oggi sono disponibili film e musica in streaming dovrà e potrà anche avere la stessa varietà di contenuti che vediamo in questi media, e quello che Ovosonico chiama “indie AAA” è l’occasione per essere pronti alla rivoluzione.

Per quanto il videogioco a cui Guarini sta pensando, il videogioco a pagamento per PC e console, abbia effettivamente ancora un pubblico limitato, devo ricordare che due miliardi di persone al mondo giocano già su dispositivi mobili e un terzo della popolazione mondiale (2,5 miliardi di persone) gioca a videogiochi free-to-play su PC o telefono. Non credo che con l’espansione del mercato sparirà il “videogioco come opera artistica” di cui parla Guarini, e anzi magari il suo spazio aumenterà, ma credo anche che la direzione in cui lo streaming e il pubblico di massa si stanno dirigendo sia quella del giocoservizio.

Source GamesIndustry.biz

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