Dragon Quest ha la colonna sonora composta da un negazionista omofobo

Koichi Sugiyama, il compositore delle musiche di Dragon Quest per Enix e poi per Square Enix, ha una trasmissione televisiva in Giappone, una trasmissione dove ospita l’estrema destra locale e ride ai loro attacchi contro la comunità LGBTQ giapponese. E questa non è neanche la cosa peggiore che abbia fatto nella sua attività politica.

Potreste aver letto di recente la notizia dei commenti anti-LGBTQ fatti dalla politica giapponese Mio Sugita, membro della Camera dei Rappresentanti (una delle due camere dell’organo legislativo giapponese) e del Liberal Democratic Party (LDP) del primo ministro Shinzo Abe, cioè della destra conservatrice giapponese che, tra l’altro, non ha preso le distanze dalle affermazioni di Sugita trattandole invece come rispettabili opinioni personali. Ecco, Sugita ha pronunciato questi commenti nella trasmissione di Sugiyama.

Mio Sugita ha affermato che, siccome le coppie LGBT non sono produttive, non sono degne di ricevere investimenti da parte dello Stato. Quando Mio Sugita racconta di aver ricevuto una telefonata che le chiedeva se fosse necessario perlare dei problemi dei giovani queer nelle scuole Sugiyama scoppia a ridere per sottolineare l’assurdità dell’idea, come ride quanto Sugita parla della più alta percentuale di suicidi tra adolescenti LGBT.

“In quel momento delicato che è l’adolescenza” racconta Sugita ” [sentir dire cose come] non è anormale che una donna ami una donna [o] che non è anormale che un uomo ami un uomo [o] che nessuno debba sentirsi imbarazzato [Kyoko Nakayama, membro della Camera dei Consiglieri e co-presentatrice, ride] o che gli omosessuali debbano essere orgogliosi [di se stessi] come tutti gli altri… cosa accadrebbe se insegnassimo certe cose ai bambini?”. “Son d’accordo” dice Sugiyama, prima che Sugita finisca il ragionamento: “Non riuscirebbero più a riacquistare una normalità nella loro vita.”

Il programma di Sugiyama è trasmesso su un canale poco visto (e anche Sugita è nella Camera dei Rappresentanti solo perché infilata in un seggio sicuro e non perché è stata votata). È però un canale piuttosto famigerato per le sue posizioni politiche: Nihon Bunka Channel Sakura, il canale culturale giapponese Sakura, è noto per il suo appoggio all’estrema destra dei gruppi Uyoku dantai, gruppi nazionalisti (e spesso negazionisti) anti-coreani e anti-cinesi.

Nihon Bunka Channel Sakura arrivò al punto da trasmettere un documentario che affermava che non fosse mai accaduto lo Stupro di Nanchino, settimane di stupri, esecuzioni di civili, saccheggi e incendi perpetrati dall’esercito giapponese all’inizio dellaSeconda guerra sino-giapponese (tra 1937 e 1938). Non è chiaro quanti cinesi siano stati uccisi in queste settimane, ma parliamo di decine di migliaia di persone e, forse, di centinaia di migliaia. Secondo il canale e il suo presidente il massacro è invece un’invenzione della propaganda cinese (e comunista) e non c’è stato alcun morto. Uno dei negazionisti citati nel documentario è Nariaki Nakayama, il marito della co-presentatrice Koyoko Nakayama.

Anche se è poco ricordata è nota la vicinanza di Sugiyama all’estrema destra giapponese e il compositore è membro della Società per la diffusione della verità storica, un’organizzazione negazionista/revisionista impegnata a cancellare i crimini compiuto dal Giappone durante Seconda guerra sino-giapponese e Seconda guerra mondiale. Nel 2007 Shugiyama promosse una campagna volta a negare il fenomeno delle comfort women, donne cinesi e coreane schiavizzate dall’Impero del Giappone e ridotte a soddisfarne i soldati.

Dragon Quest può non essere una serie molto nota in Occidente, e in passato ho provato a dare una spiegazione storica del motivo (in sintesi: il problema è per me l’assenza di episodi di Dragon Quest sulla prima PlayStation, dove Final Fantasy ebbe la possibilità di definire la sua fama internazionale). Ma in Giappone Dragon Quest è persino più famosa di Final Fantasy e il suo tema principale, composto proprio dal revisionista Koichi Sugiyama, è un motivo popolare e amato.

È sempre difficile capire quale sia il modo giusto di comportarsi in questo caso. Non direi che Dragon Quest, come opera, supporti simili posizioni. Magari non ha molti personaggi LGBTQ o spesso li usa come elemento umoristico (il solito “ahahah è un uomo ma si crede una donna!” per intenderci) ma non è che altre serie giapponesi, come Final Fantasy o Persona, siano particolarmente meno eteronormative. Però considerate che quando acquistate un Dragon Quest state rendendo un po’ più ricco un uomo che poi usa quel denaro e quella fama per negare l’esistenza di crimini di guerra.

I portavoce italiani di Square Enix hanno risposto di “non avere statement da condividere” a riguardo e aggiorneremo l’articolo se riceveremo maggiori informazioni.

Via Twitter

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