Crackdown 3 non sembra che manterrà le sue promesse iniziali

Crackdown 3 di Microsoft, importante esclusiva Xbox One, doveva uscire a fine 2017 (dopo già un rinvio) per essere un titolo di lancio di Xbox One X ma è stato poi rinviato al 2018 e, infine, a febbraio 2019, non viene più mostrato da un anno (se escludiamo un breve trailer all’E3 2018) ed è continuamente oggetto di voci sulla sua cancellazione.

Il sito Eurogamer ha ora approfondito un po’ la questione, confermando i problemi di cui ho parlato in passato, problemi legati soprattutto al multiplayer del gioco.

Lo sviluppo di Crackdown 3

Il multiplayer fu inizialmente centrale nella promozione del gioco sin dal 2015: Microsoft promise un’ambientazione totalmente distruggibile in modo dinamico (ogni singolo proiettile avrebbe lasciato il suo segno sull’ambientazione) grazie al calcolo in cloud della tecnologia Azure della compagnia. Parte dei calcoli non sarebbero stati fatti da Xbox One ma da macchine remote e questo avrebbe reso disponibile a Crackdown 3 una potenza di calcolo venti volte superiore a quella di una Xbox One. Poi il multiplayer scomparve, come scomparvero discorsi sul cloud nelle rare apparizioni del gioco, sempre incentrate sulla sua blanda campagna single-player.

Intanto la compagnia che doveva creare la tecnologia per permettere a Crackdown 3 di gestire il suo multiplayer grazie al cloud, Cloudgine, fu acquistata da Epic Games e il suo fondatore David Jones (detto Dave Jones) si spostò nella compagnia di Fortnite. Ma David Jones non era solo il presidente di Cloudgine: Jones è il designer che ha creato Grand Theft Auto e la stessa serie Crackdown ed è direttore creativo di Reagent Games, la compagnia che avrebbe dovuto materialmente sviluppare i contenuti per il multiplayer del gioco. David Jones se ne andò dal progetto portandosi dietro non solo Cloudgine ma anche parte degli sviluppatori di Reagent Games. A capo di Crackdown 3 c’è ora Ken Lobb, che potreste conoscere sul suo lavoro su GoldenEye per Nintendo 64.

Su Crackdown 3 rimane ora solo Sumo Digital, che inizialmente sembrava essere responsabile solo della sua campagna single-player. Invece Jones ha poi affermato (e Microsoft ha confermato) che è sempre stato Sumo Digital lo studio di sviluppo principale, aiutato da vari studi chiamati da Microsoft nel tempo, e di aver solo dato un contributo iniziale con Reagent Games, una piccola compagnia incentrata su consulenze, e con Cloudgine, che ormai avrebbe completato il suo lavoro e aveva sviluppato le tecnologie necessarie al multiplayer in cloud. Il ritorno di Jones, assente in Crackdown 2, era stato un altro elemento centrale nella promozione iniziale del gioco, ma a quanto pare lui non ha mai veramente lavorato a Crackdown 3.

La situazione attuale

Secondo quanto raccolto da Eurogamer, nonostante le rassicurazioni di Microsoft, la situazione di Crackdown 3 non è rosea. Persino Jones ha detto a Eurogamer di non sapere se e come le tecnologie sviluppate da Cloudgine saranno davvero implementate nel gioco, cioè se il multiplayer di Crackdown 3 sfrutterà davvero il cloud e come lo sfrutterà, mentre gli sviluppatori sembrano scontenti dell’ultimo rinvio del gioco e non si aspetterebbero di riuscire davvero a mantenere le ambiziose promesse dei primi annunci.

Source Eurogamer

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