Unieuro pensa che le ragazze non giochino a Detroit Become Human [AGGIORNATO]

Il tre giugno la catena Unieuro ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post, poi promosso, per pubblicizzare il recente arrivo nei negozi di Detroit Become Human. Non è andata benissimo, perché ne è uscito fuori un esempio perfetto dell’incapacità delle compagnie di capire il linguaggio di internet unito a un esempio perfetto della rappresentazione ancora vecchia che viene data del mondo dei videogiochi.

Unieuro pensa che le ragazze non giochino a Detroit Become Human

“Quando finalmente hai comprato Detroit e sei pronto per una domenica di PS4, ma la tua ragazza ti chiede di andare a fare shopping con lei” scrive il meme, raffigurando poi un uomo che si smaterializza dicendo “I don’t feel so good” (un richiamo ad Avangers Infinity War e a un suo meme). Il testo del post ripete il concetto: “Non hai ancora iniziato a giocare a Detroit Become Human? È ora di ridefinire le priorità… a chi serve una ragazza?”.

Ora, io non sto dicendo che questa pubblicità sia offensiva. Non è offensiva o almeno non la giudico offensiva perché la giudico solo triste, vecchia. Misera al punto che neanche è più offensiva: è solo misera. Ma nella sua miseria resta dannosa, perché è il contributo quotidiano a una rappresentazione stereotipata e sbagliata.

C’è la tristezza che vedo in tutti i tentativi di grandi società di promuovere su internet i loro marchi usando il linguaggio di internet e dei meme, l’incapacità di capire quanto sia diversa una battuta neanche così divertente fatta tra amici dal contenuto di una campagna promozionale di un gruppo quotato in borsa.

È un palese errore comunicativo con un meme vecchiotto mescolato a caso con Avengers Infinity War perché i nerd son nerd, un richiamo commerciale sfacciato e un riferimento a un genere di giochi che, volendo ragionare su generi e generi, è in realtà molto amato dalle donne. E davvero è così che Unieuro vuol vendere e promuovere i videogiochi del suo catalogo? Come qualcosa di destinato unicamente agli uomini mentre le donne vanno a fare shopping, attività notoriamente temuta dai maschi e quindi evitata con qualche scusa?

È un po’ deludente, anche considerando che la stessa Unieuro ha in passato usato come volto del videogioco una donna, l’influencer LaSabriGamer, causando le proteste sia di persone effettivamente preoccupate per il peso di simili influencer sia (e forse soprattutto) le proteste del pubblico maschilista che non accetta collegamenti tra donne e videogiochi.

E già che ci siamo potremmo anche dire basta a questa deprimente rappresentazione del videogiocatore maschio, questa variante fidanzata di “anime fan on prom night” costretto a vivere attaccato alla console rifiutando ogni contatto esterno?

Abbiamo contattato rappresentanti di Uniero per sapere che ruolo ha un simile post nella strategia comunicativa della compagnia ma non abbiamo ricevuto risposta in tempo per la pubblicazione.

[AGGIORNAMENTO 6/6/2018] I portavoce di Unieuro hanno risposto alla nostra richiesta di commento, tra l’altro citando come noi il ruolo di LaSabriGamer nella precedente campagna promozionale di Unieuro:

“Unieuro ha realizzato questo post con il classico tone of voice delle sue campagne digital: si tratta di un post ironico che gioca su un luogo comune. L’azienda non aveva alcun intento di fare discriminazioni tra generi e sicuramente non voleva offendere le gamers che, al contrario, sono al centro delle strategie di Unieuro tanto quanto i ragazzi. Sabrina Cereseto, che sicuramente conoscerai come “lasabrigamer”, è stata coinvolta già nel 2016 come influencer in occasione del lancio del nuovo sito unieuro.it, proprio per rappresentare il mondo games senza che ci fosse alcuna distinzione di genere e anzi promuovendo – in tempi non sospetti – il ribaltamento del clichè del gamer esclusivamente maschio.”

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.