ArenaNet non ha scuse convincenti per il licenziamento di Jessica Price

Jessica Price, scrittrice per Guild Wars 2 di ArenaNet, ha raccontato a Polygon dettagli aggiuntivi sul suo licenziamento, avvenuto insieme a quello di Peter Fries (da 13 anni in ArenaNet), per aver litigato su Twitter con uno YouTuber della comunità del videogioco (Deroir) quando il ragazzo si era messo a correggerla in una discussione sulla narrazione dei videogiochi di ruolo. Price è stata licenziata per aver “attaccato la comunità” di Guild Wars 2, mentre non è chiaro perché sia stato licenziato Fries, che la ha difesa dagli attacchi degli utenti arrivati da Reddit per soccorrere Deroir.

Il licenziamento di Jessica Price e Peter Fries da ArenaNet di Guild Wars
Oggi in: essere una sviluppatrice di videogiochi. “Permettimi, anche se sono una persona che non lavora con te, di spiegarti come si fa il tuo lavoro.”

Il licenziamento di Jessica Price

In questo mio articolo trovate un più dettagliato resoconto di come siano andati gli eventi, mentre in questo approfondimento successivo spiego i danni, a livello di comunicazione, che un simile licenziamento può causare e sta causando, dimostrando ai “gamer” di avere pieno controllo sulle vite e sulle carriere degli sviluppatori e di poter anche decidere di attaccarli in massa aspettandosi pieno appoggio dalle compagnie, disposte a licenziare chi non è gradito alla “comunità”.

Molti sviluppatori sono ora spaventati da cosa un simile precedente possa significare per loro. Hazel Monforton, che lavora come scrittrice ad Arkane Studios di Bethesda Softworks, sta già venendo pesantemente attaccata da gruppi che chiedono che sia licenziata dallo studio come è accaduto a Price, con motivazioni simili (è donna ed è femminista).

Nell’articolo di Polygon, che vi consiglio di leggere interamente (lo trovate come fonte di questa pagina), Price spiega di non aver avuto alcun avvertimento in passato per il suo comportamento su Twitter e anzi di essere stata incoraggiata a parlare apertamente e di essere stata licenziata senza possibilità di controbattere mentre il suo manager era in vacanza. “[Mike O’Brien presidente di ArenaNet] è stato un po’ a insistere che gli sviluppatori debbano essere amici dei clienti della compagnia e che era inaccettabile dire che non lo fossero, anche quando non sono sul posto di lavoro.”

Il licenziamento di Jessica Price e Peter Fries da ArenaNet di Guild Wars
Insomma, il prossimo passante casuale con la faccia da culo di provare a spiegare come funziona un dialogo ad albero a me… come se non avessi lavorato nella narrativa per giochi per dieci cazzo di anni e non ne avessi mai sentito parlare… sarà immediatamente bloccato.”

Mike O’Brien: gli sviluppatori non dovevano reagire alle molestie

Ma mi interessa concentrarmi sulle nuove dichiarazioni di O’Brien stesso. “Jessica si è identificata come una dipendente di ArenaNet su Reddit e Twitter, ha discusso la narrazione dell’Episodio 3 con i fan su Reddit, poi ha scritto un cinguettio in 25 parti su come raccontiamo le storie in videogiochi di ruolo con multiplayer online massivo riferendosi all’Episodio 3. Stava rappresentando la compagnia. Quello che ci aspettiamo è che si comporti professionalmente e con rispetto, o che altrimenti si limiti a non reagire. Invece ha attaccato.

È stata sollevata pubblicamente l’obiezione che stesse rispondendo a molestie. Non è il mio ruolo dire ai dipendenti quando debbano o non debbano sentirsi molestati. Ma in questo caso i nostri dipendenti potevano scegliere di non immischiarsi e potevano invece porre la questione alla compagnia, dove avremmo fatto tutto il possibile che potevamo per proteggerli. […]

Abbiamo tutti dedicato le nostre carriere a intrattenere le persone, a fare giochi allo scopo di divertire chi li gioca. Generalmente abbiamo una splendida relazione con la nostra comunità, ed è qualcosa che ci rende orgoglioso. Vogliamo sapere cosa ne pensano i nostri giocatori. Non è accettabile che un tentativo di interazione con la nostra compagnia, in quel caso solo un gentile suggerimento, abbia incontrato aperta ostilità e derisione e che queste reazioni venissero da noi. Avrebbe rappresentato un brutto precedente.”

Il licenziamento di Jessica Price e Peter Fries da ArenaNet di Guild Wars
Siccome abbiamo ferito molti virili sentimenti oggi, lasciatemi chiarire qualcosa: questo è il mio account. Non sono sul posto di lavoro. Non devo coccolare i vostri sentimenti solo perché sono una sviluppatrice. Non aspettatevi che finga che voi mi piacciate quando sono qui.

Essere sviluppatrici sui social network

Questa intervista mi offre l’occasione di approfondire ulteriormente quanto è successo e spiegare qualcosa che a molti mi sembra che sia sfuggito: non è normale intervenire nel discorso di un professionista cercando di correggerlo su un argomento di cui visibilmente non so nulla dandogli un suggerimento banale.

Il fatto è che molti, avendo le competenze di Deroir e non di Price sull’argomento, non si rendono conto di quanto fosse banale e disarmante l’intervento di Deroir (di fronte al complesso problema di creare protagonisti per MMORPG consigliava di usare… dialoghi ad albero). Come non si rendono conto di quanto sia sempre e continuamente difficile essere una professionista dell’industria videoludica presente sui social network, di quante interazioni i “consumatori” cerchino per dimostrare di essere più bravi degli sviluppatori dei videogiochi a cui giocano e soprattutto delle sviluppatrici e di quante attenzioni indesiderate una sviluppatrice sia vittima perché donna.

La risposta di Price all’intervento di Deroir non era pensata per offendere direttamente l’impreparato YouTuber ma per mostrare un esempio di quello che una professionista deve vedersi arrivare ogni giorno sui social media. Le molestie ricevute dalle donne su Twitter sono tanto gravi e diffuse che Amnesty International le ha considerate effettivamente un impedimento al pieno godimento dei loro diritti umani.

Il licenziamento di Jessica Price e Peter Fries da ArenaNet di Guild Wars
Il tentativo dei fan di pretendere che le nostre vite personali e il nostro tempo siano di loro proprietà è qualcosa a cui intendo saldamente opportmi. Non sono di vostra proprietà e voi non siete di mia proprietà.

L’altro problema, un problema radicato ben oltre l’industria videoludica, è il pensare il lavoratore in tutte le sue manifestazioni pubbliche e quindi nella sua presenza sui social network come un prolungamento della sua compagnia. Questo è, appunto, un fenomeno che va ben oltre l’industria del videogioco ma che nell’industria videoludica e nella vita di una donna va sommato alle molestie.

Molestie che le compagnie incoraggiano comportandosi come ArenaNet (o come fece Nintendo con Alison Rapp) dopo aver praticamente inventato con anni di promozione indirizzata a un pubblico maschile, maschilista e rabbioso reso fedele a compagnie/marchio e disinteressato ai loro lavoratori, meri strumenti per la realizzazione delle sue fantasie di potenza.

L’attuale mentalità del game-as-a-service, del gioco come servizio, contribuisce ulteriormente al fenomeno: se il gioco non è un’opera ma un servizio che viene offerto al giocatore e cucito sui desideri del giocatore stesso allora gli sviluppatori hanno il dovere di dar ascolto alla “comunità”. E contribuisce anche l’idea, effetto collaterale dell’web 2.0, che chiunque possa parlare di qualsiasi cosa al livello di un professionista semplicemente perché ha accesso a Google e ai social network usati da quel professionista.

Roberto Burioni nell'articolo sul licenziamento di Jessica Price da ArenaNet
Roberto Burioni, medico e docente di Microbiologia e Virologia, si trova ogni giorno a confrontarsi sui social network con persone che vogliono discutere con lui del necessario e attuale obbligo alla vaccinazione pur non avendo alcuna competenza in merito. Qui discute con Messora, blogger cospirazionista di estrema destra.

“Siccome i creativi sono considerati responsabili dello stato del gioco più ancora di quanto sia considerato responsabile il supporto clienti, le compagnie sostanzialmente legano i loro dipendenti e le mettono sui binari del treno in modo che i giocatori arrabbiati possano investirli” ha spiegato Price a The Verge. Le sviluppatrici “devono sottoporsi di più a questo stress emotivo [di essere continuamente sotto scrutinio dei giocatori] e devono farlo con il sorriso, perché la risposta che, proveniente da un uomo, lo farebbe giudicare solo un po’ permaloso o incapace di accettare gli scherzi diventa un peccato mortale se proviene da una donna.”

Molti si chiedono allora perché gli sviluppatori non smettano di stare su Twitter o non creino account privati, ma Twitter è una piattaforma necessaria per chi sviluppa videogiochi, sia per condividere le conoscenze sia per creare una rete di contatti fondamentale in un’industria dove sono frequenti licenziamenti e chiusure. Inoltre le grandi compagnie si tirano indietro in caso di problemi per il comportamento dei loro dipendenti sui social media, ma allo stesso tempo approfittano della visibilità degli autori come promozione per lo studio.

Così gli studi incoraggiano gli sviluppatori a essere presenti online ma poi non vogliono responsabilità per le conseguenze di questa presenza e gli sviluppatori rischiano il loro lavoro attuale se sono presenti sui social media e rischiano i lavori futuri se non sono presenti.

Roberto Burioni nell'articolo sul licenziamento di Jessica Price da ArenaNet

Tutto per compiacere la folla (o almeno così sembra)

Mike O’Brien e ArenaNet sanno tutto questo. Sanno che conseguenze ha licenziare due sviluppatori di fronte alla pressioni di Reddit e sanno che queste conseguenze ci saranno anche se magari la causa del licenziamento è un’altra: al pubblico sembrerà comunque che sia stato Reddit a far licenziare gli sviluppatori. “I cinguettii sono stati fatti il 4 luglio, quando lo studio era chiuso per le festività. Ne venimmo immediatamente informati e decidemmo che avremmo agito la mattina. Il fatto che la rabbia della comunità sia cresciuta il 5 luglio può far pensare che la nostra azione sia una risposta alla rabbia della comunità. Ma non è vero. Abbiamo agito appena abbiamo potuto” dice O’Brien nel comunicato ricevuto da Polygon.

Mike O’Brien e ArenaNet conoscevano le opinioni di Jessica Price e la hanno invitata a esprimerle liberamente e sanno a cosa va incontro una sviluppatrice di videogiochi su Twitter nell’epoca della democrazia diretta 2.0 e del game-as-a-service. Hanno però preferito dare alla folla quello che la folla chiedeva e rinunciare a due professionisti con più di dieci anni di esperienza piuttosto che innervosire i fan di uno YouTuber e la “comunità” o (ripeto) è questo il messaggio che è uscito dal loro comportamento.

Rinunciare a questi professionisti non deve essere sembrato grave: molti sviluppatori lasciano l’industria del videogioco, consumati da crunch (orari lavorativi che possono arrivare sino a cento ore settimanali, di cui sessanta non pagate) e dal peso anche emotivo delle pressioni provenienti dalla “comunità” dei loro videogiocatori. L’industria del videogioco è abituata al ricambio, a bruciare carriere e rinunciare di continuo a grandi talenti per averli consumati troppo presto sostituendoli con persone con meno esperienza pronte a fare gli stessi errori.

Source Polygon

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